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ZAZEN di Antonio Sartini ll termine “zen” ormai universalmente diffuso e utilizzato, spesso in modo improprio, per conferire un significato mistico, trascendentale e/o metafisico ai più svariati prodotti commerciali. Passeggiando nel web è facile rendersi conto che questo term ine ha assunto un significato più di marketing che sostanziale. Musica new -age, massaggi pseudo-terapeutici, mobilio etnico, oggetti d’arte, suppellettili per la casa, sport di combattimento, metodi di coaching aziendale e sportivo, capi di abbigliamento, programmi televisivi nonsense, alimenti e tanta altra merce in vendita, è accomunata dal suffisso “zen”. In effetti, il più delle volte, questi prodotti non hanno nulla a che fare con lo Zen. Lo Zen nasce dall’esperienza del Buddha Shakyam uni che più di 2500 anni fa, seduto nella postura di zazen, ha realizzato il completo Risveglio praticando la concentrazione, la vigilanza e la consapevolezza. Zazen vuol dire letteralmente “meditazione seduta”; zen è un termine giapponese, derivato dal cinese ch’an e dal sanscrito dhyana, termini il cui significato è :”meditazione” (1). A differenza di altri metodi di meditazione ad occhi chiusi che tendono ad estraniare il soggetto dalla realtà, lo zazen si pratica ad occhi aperti, ma la cosa più curiosa è che non ha alcun oggetto da meditare e quindi anche definirlo semplicemente “meditazione” è improprio. Lo zazen è un metodo per entrare con la mente ed il corpo all’unisono nella realtà quotidiana. Si apre la mano del pensiero per lasciarsi andare, liberi da ogni attaccamento, si osservano, senza preconcetti, pregiudizi o altre limitazioni emozionali, i propri pensieri. I pensieri diventano nuvole che transitano nel cielo della nostra mente. Lo zazen è, comunque, un'esperienza personale che non può essere razionalizzata con le parole ma può essere sperimentata solo con la pratica. La pratica dello zazen è il cuore dello Zen. Zazen è il ritorno, qui ed ora, alla condizione normale del corpo, e della m ente, è la forma adulta della nostra vita. E’ il contatto più intimo con se stessi e il rapporto più autentico con la realtà, al di là della riduttiva coscienza dell’io perenne agitato nel frustrante tentativo di appagare i propri desideri e di sfuggire alla sofferenza. Rimanendo immobili e nel silenzio, seduti nella postura corretta (cioè eretta, equilibrata, stabile, energica e priva di tensione), si genera naturalm ente una respirazione corretta (cioè calma, regolare, profonda e completa); dalla respirazione corretta sorge spontaneamente un corretto stato mentale (quieto, presente e concentrato, libero dagli oggetti del pensiero, dai giudizi, dalle elaborazioni concettuali, aperto, indipendente dalla logica del profitto personale e naturalmente benevolo). Ed in questa condizione centrale di unità del corpo e della mente riconosciamo infine la nostra vera natura originaria: non siamo separati da alcunché. A partire dalla pratica regolare dello zazen, la nostra vita si trasforma, si semplifica, inconsciamente, in modo naturale: dimenticando noi stessi, a beneficio di tutti, ci armonizziamo con la realtà, che si rivela sempre m eno ostile. La portata dello zazen è universale: aldilà delle condizioni sociali o culturali, zazen si rivolge direttamente al cuore dell’uomo; aldilà delle categorie mentali, delle ideologie o dei dogm i, è la radice stessa dello spirito religioso(2). Lo zen è una pratica che non necessita dell’adesione al buddhismo: esso è aperto a tutti qualunque sia la propria confessione. Senza separarci o farci sentire diversi dagli altri, la pratica dello zazen ci perm ette di incontrare l’altro con com passione e benevolenza, nella propria dimensione universale, al di là di ogni giudizio (3). E' interessante notare come il cattolicesimo abbia sempre cercato un importante dialogo con lo Zen tanto che diversi autori religiosi hanno preso in considerazione il rapporto tra Zen e Cristianesimo. In questo senso tra i classici in letteratura, in lingua italiana, ritroviamo le opere di Padre Hugo M. Enomiya Lassalle 4 5 6 7,tedesco,gesuita e m issionario in Giappone, di Thomas Merton (89), monaco trappista, e di W illiam Johnston (10),anche lui gesuita. Una particolare esperienza è nata in Italia ad opera di padre Luciano M azzocchi (11 12 13 14 15 16) ,missionario saveriano che dal 1963 al 1982 è stato in Giappone. Padre Mazzocchi insiem e al monaco soto zen, Jiso Forzani, ha dato vita alla comunità “La stella del mattino” un laboratorio di dialogo religioso tra Vangelo e Zen (w w w.lastelladelmattino.org ; www.vangeloezen.org). L’approccio cristiano allo zazen è come forma di preghiera,tuttavia alcune scuole di buddhismo considerano tale approccio non del tutto corretto e lo indicano con il termine “Gedo - Zen” (“via al di fuori dello zen”) il quale indica “un tipo di zen che, nonostante abbia una impronta religiosa, segue tuttavia insegnamenti che sono al di fuori della dottrina buddhista” (17 18). In realtà lo zazen esula da un contesto religioso in senso stretto,lo supera,perché consente il ritorno alla fonte dello spirito religioso e pertanto è adattabile a tutte le fedi. Qualcuno afferma che “il Buddha è stato forse il primo degli psicologi” (19) ,in effetti l’illuminazione che ha trovato dopo la lunga meditazione sotto l’albero del Bodhi lo ha portato a diffondere un metodo per estinguere la sofferenza legata ai nostri attaccamenti ed ai nostri desideri. Il Buddha non ha creato una religione con dogmi e non ha parlato di vita dopo la morte ne ha affrontato il concetto di Dio. Questo rende compatibile la meditazione zen con le grandi religioni monoteiste. Tradizionalmente il fondatore dello Zen è considerato il monaco indiano Bodhidharm a, primo patriarca cinese e ventottesimo dopo il Buddha. Il suo insegnamento può essere espresso in quattro punti che caratterizzano lo Zen: 1.Trasmissione del sapere al di fuori dalle scritture 2. Indipendenza dalle parole e dalle scritture 3. Riferimento diretto al cuore (mente) dell’uomo 4. Visione della propria natura e conseguimento dello stato di Buddha. Lo Zen perviene da una linea di trasmssione continua, giungendo fino a noi attraverso la pratica stessa dello zazen: la postura, l’essenza dello Zen; viene trasmessa “I shin den shin” cioè “da spirito a spirito”, direttamente nel silenzio e nell’immobilità della meditazione praticata insieme, al di là delle parole, dei testi, della comprensione intellettuale e dei sentimenti individuali (20). L’uso improprio del termine “zen” è ormai un trend di moda,certo può sembrare un paradosso, scrivere e/o leggere di qualcosa che va sperimentato, tuttavia, riadattando un classico aneddoto Zen, quando il maestro addita la luna,solo un ignorante potrebbe guardare il dito! NOTE 1 Fonte : Brochure del Centro zen Dojo “Dharma del Buddha” - via Ferento, 5 (piazza Re di Roma) - Roma - tel 0670032022/3891848431 - buppodojo@gmail.com. 2 Fonte: sito web http://www.buppodojo.it/ 3 Op. cit. n. 1 4 Enomiya-Lassalle H.G. Zen, via verso la luce Ed. Paoline - Roma, 1961; 5 Enomiya-Lassalle H.G. Vivere in una nuova coscienza Edizioni Mediterranee, 1988; 6 Enomiya-Lassalle H.G. Meditazione zen e preghiera cristiana San Paolo edizioni, 1988; 7 Enomiya-Lassalle H.G. Zen e Spiritualità Cristiana Ed. Mediterranee, Roma 1995; 8 Merton T. Mistici e Maestri Zen Garzanti Libri, 1999; 9 Merton T. Lo Zen e gli uccelli rapaci Garzanti libri, 1999; 10 Johnston W. Lo Zen Cristiano Coines, 1974; 11 Mazzocchi L. Delle onde e del mare. L'avventura di un cristiano in dialogo con lo zen Paoline editoriale libri, 2005 12 Mazzocchi L. Tallarico A. Il Vangelo e lo Zen EDB (Edizioni Dehoniane Bologna), 2004; 13 Mazzocchi L. Tallarico A. Forzani J. Il Vangelo secondo Matteo e lo Zen EDB, 2002; 14 Mazzocchi L. Forzani J. Il Vangelo secondo Marco e lo Zen EDB , 2003; 15 Mazzocchi L. Forzani J. Il Vangelo secondo Luca e lo Zen EDB, 2004; 16 Mazzocchi L. Forzani J. Il Vangelo secondo Giovanni e lo Zen EDB, 2008; 17 Dienier M.S. Dizionario di sapienza orientale Ed. Mediterranee, Roma 1991; 18 Op. cit. n. 10 ; 19 www.samantabhadra.com 20 Fonte citata n.2 |