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Zen e Yoga a confronto

Dalla filosofia alla fisiologia della meditazione

di Antonio Sartini

 

Nel precedente numero di About il M° Zen Sengyo Van Leuven, durante la sua intervista, ha spiegato che la pratica dello zazen permette di vivere profondamente ed intensamente la realtà quotidiana. Si differenzia da un comune metodo di ricerca del benessere o rilassamento per il fatto che è un metodo insegnato dal Buddha per il superare la sofferenza legata al nostro ego, abbandonando ogni attaccamento si può sperimentare l'assoluto.

Ma dal punto di vista fisiologico qual è l'effetto che lo zazen è in grado di stimolare ? Durante lo zazen, ci si concentra sulla respirazione con un'espirazione lenta e misurata. In condizioni normali, un essere umano respira circa 18 volte il minuto, ma se s'impegna in attività che richiedono uno sforzo notevole il ritmo aumenta.

I monaci che praticano zazen arrivano a respirare solo 4 o 5 volte il minuto. Controllando e regolando la respirazione addominale, si ottiene un controllo completo su se stessi, riuscendo a rimanere tranquilli anche di fronte alle emozioni. Infatti, le emozioni determinano una modificazione della respirazione, la tensione emotiva e l'ansia presentano una respirazione aritmica ed irregolare. A volte, quando ci si accorge di quest'irregolarità, la tensione emotiva aumenta; il che disturba ulteriormente la respirazione. Grazie alla padronanza della respirazione si riescono a controllare le emozioni.

Cysarz e Büssing , hanno evidenziato un alto grado di sincronizzazione cardio-respiratoria in soggetti inesperti che praticavano meditazione zen. Il loro studio suggerisce che per ottenere i benefici fisiologici cardio-respiratori della meditazione, non è necessaria una precedente esperienza nella meditazione.

Akira Kasamatsu e Tomio Hirai (II/XV), psicofisiologi dell'università di Tokio, hanno dimostrato che la meditazione zazen permette ad un essere um ano di porsi volontariam ente nello stato m entale che corrisponde all'emissione di onde alfa.

In cosa consistono queste onde alfa? Tramite l'elettroencefalogramma (EEG) si possono studiare le correnti elettriche generate dal cervello durante la sua attività. La variazione dei potenziali elettrici del cervello è trasformata in onde riprodotte su un tracciato grafico o su di un segnale sul monitor.

Quando gli occhi sono chiusi (stato di veglia ad occhi chiusi), il cervello emette onde molto ampie e regolari che determinano sull'EEG un tracciato dolce e regolare. Queste onde "alfa" corrispondono ad uno stato di leggero rilassamento. Normalmente è lo stato in cui si trova una mente calma e concentrata; viene anche chiamato lo stato del "super-apprendimento", poiché la mente sembra essere più ricettiva ed aperta a nuove informazioni. Lo stato "alfa" è anche considerato ideale per il brainstorming (lampo di genio) creativo ed innovativo. Durante questa fase aumenta la produzione di serotonina. Quando invece gli occhi sono aperti (stato di veglia ad occhi aperti) e la mente è pronta ad un lavoro attivo, il cervello cessa di emettere onde alfa e comincia ad emettere onde di ampiezza minore dette "beta".

Le onde beta compaiono quando si svolge una qualsiasi attività della vita quotidiana. Alcuni problemi di ansia, panico e stress possono manifestarsi durante questo tipo di emissione cerebrale.

Situazioni di stress superiori possono generare in stato di veglia anche le cosiddette onde "gamma".

Durante le fasi del sonno, il cervello emette anche le onde sigma, teta e delta. Nello zazen si possono indurre anche le onde teta che corrispondono ad uno stato di profondo rilassamento.

In genere, solo il tracciato delle onde cerebrali di chi medita da lungo tempo può includere la manifestazione di ritmo teta a livello dei lobi frontali; i soggetti coinvolti descrivono calma, serenità, una sensazione di trasporto passivo, assimilabile ad una sensazione di essere trasportati alla deriva dalle onde, ed in genere una piacevole esperienza in piena consapevolezza. I due ricercatori dimostrarono che con lo zazen si riuscivano ad ottenere, ed a mantenere con gli occhi aperti, le onde alfa, andando contro la normale neurofi- siologia che fin dai tempi di Berger (1924) aveva ritenuto questo stato strettamente collegato alla veglia con occhi chiusi o al sonno.

Negli anni sessanta, sempre Hirai e Kasamatsu, studiarono i cambiamenti dell'EEG mostrati durante la meditazione da insegnanti zen e dai loro discepoli (48 in tutto) che venivano da centri Soto e Rinzai (le due principali scuole zen giapponesi) del Giappone. Per il controllo sperimentale studiarono anche l'EEG di 22 soggetti che non avevano esperienza di meditazione.

Questi scienziati registrarono l'EEG, il battito cardiaco, la respirazione e la reazione galvanica della pelle. Inoltre testarono la risposta dei soggetti a degli stimoli sensoriali somministrati durante la meditazione. Gli insegnanti zen ed i loro studenti con maggior esperienza mostrarono una tipica progressione dell'attività delle onde cerebrali, che Kasamatsu ed Hirai divisero in 4 fasi:

. Fase 1-Comparsa di onde alfa nono- stante gli occhi aperti;

. Fase 2-Incremento in ampiezza di onde alfa persistenti;

. Fase 3-Diminuzione della frequenza del- le onde alfa;

. Fase 4-Comparsa di scariche con ritmo teta.

Non tutti e quattro gli stadi furono evidenti in ogni praticante zen e nessuno stadio fu raggiunto dal gruppo di controllo, ma esisteva una forte correlazione tra i numeri di stadi che un determinato studente mostrava e l'anzianità di pratica, vale a dire il tempo passato in meditazione.

Lo studio rilevò anche indicative differenze nelle rispettive reazioni a stimoli acuti e ripetitivi mettendo a confronto quattro maestri zen e quattro soggetti di controllo. I maestri zen come i soggetti di controllo, all'inizio, mostravano un blocco delle onde alfa, quando ricorreva il suono acuto ma, mentre i soggetti di controllo gradualmente si abituarono a tale stimolo cosicché l'attività delle onde cerebrali, quando era provocato lo stimolo, con il passare del tempo mostrava assuefazione allo stimolo e non reagiva più come all'inizio, i maestri zen, invece, non mostrarono assuefazione, ma continuarono a presentare il blocco delle onde alfa tanto a lungo quanto durava lo stimolo.

Queste ricerche indicano che la pratica dello zen promuove un sereno e consapevole stato di vigilanza coerentemente reattivo a stimoli sia esterni sia interni.

Chi conduce una meditazione zazen, quindi, è molto più ricettivo e sensibile agli stimoli esterni, che non la persona sveglia in circostanze normali. La ripetizione di stimoli esterni (distrazioni) non produce uno stato di familiarità tale da eliminare la risposta. Al contrario, la netta sensibilità delle onde cerebrali di una persona durante lo zazen rimane costante per lunghi periodi.

Questa caratteristica della meditazione zen è spesso citata come uno degli elementi di maggiore differenziazione con la meditazione Yoga. Anand, China e Singh dimostrarono che quattro yogi mostravano persistente attività alfa con ampiezza aumentata durante la trance. Questi quattro yogi non mostrarono alcun blocco delle onde alfa, quando furono stimolati con suoni, luci forti ed altri stimoli sensori e due di loro mostrarono un'attività alfa persistente anche mentre tenevano le mani in acqua gelata per 45-55 minuti. Questo è in contrasto con quello che avviene nei maestri zen, e dimostra che ogni pratica meditativa produce profili fisiologici diversi. La differenza tra yogi e maestri zen probabilmente dipende da una differenza di base nella focalizzazione dell'attenzione. Gli yogi si estraniano dagli stimoli esterni, i maestri zen, invece, rimangono consapevoli dell'ambiente esterno.

In precedenza anche Bagchi e Wenger avevano ipotizzato che le due discipline portassero a risultati spirituali differenti, una che conduce ad essere assorti interiormente, l'altra che determina un innalzamento della consapevolezza verso il mondo esterno.

Dai lavori di Kasamatsu e Hirai si è potuto appurare che un neofito dello zazen, senza esperienza, può emettere qualche onda alfa. I monaci anziani, invece, raggiungono uno stato in cui le onde alfa predominano già dopo cinquanta secondi di meditazione.

Solo monaci di grande esperienza sono in grado di emettere anche onde teta. Queste ultime sono, comunque, fisiologicamente diverse dalle onde teta di una persona addormentata.

Chi è in meditazione emette onde cerebrali tranquille e stabili, tipiche di una persona addormentata, contemporaneamente, però, rimane intensamente sensibile a tutto ciò che accade intorno a lui. In altre parole sembra sia al tempo stesso in uno stato di sonno e di veglia.

Tuttavia il sonno e lo zazen inducono stati di coscienza con caratteristiche completamente diverse tra loro. Per dimostrare questo è stata misurata la variazione della resistenza elettrica della pelle nei soggetti che praticavano lo zazen. Una bassa resistenza elettrica della pelle, misurata tramite il test della reazione galvanica della pelle (GSR), è considerata un indicatore attendibile di stress perché è causata in gran parte dalla traspirazione indotta dall'ansia. Non a caso questo è il principio su cui si basa la macchina della verità che sfrutta la variazione di resistenza elettrica della pelle causata da agitazione e tensione. Assume particolare importanza il fatto che la reazione galvanica non avviene durante il sonno, mentre durante lo zazen, un monaco mostra reazioni galvaniche anche senza dover ricorrere a stimoli come un suono molto acuto.

Le analisi delle onde cerebrali di persone che praticano zazen, dimostrano che la mente umana è perfettamente in grado di mantenersi tranquilla e stabile, pur essendo perfettamente tesa, cosciente e recettiva nei confronti di tutto ciò che la circonda.

Questa è la ragione per cui lo zazen gode di particolare considerazione in diverse forme di arte, come la pittura, la scrittura, la musica, la recitazione, la cerimonia del tè, l'ikebana (arte di disporre i fiori), le arti marziali, ed è una pratica molto diffusa tra manager di alto livello nonché materia di studio nelle scuole di management.

 

I - Cysarz D. Büssing A. .Cardiorespiratory synchronization during Zen meditation. Eur J Appl Physiol. 2005 Sep; 95(1):88-95.

II - Kasamatsu A. Okuma T. Takenaka S. .The EEG of .Zen. and Yoga. Practitioners. EEG Clinical Neurophysiology, supplement 9 (1957):51-52;

III - Hirai T. Izawa S. Koga E. .EEG and Zen Buddhism: EEG Changes in the Course of Meditation. Electroencephalography and Clinical Neurophysiology, supplement no. 18 (1959) 52-53;

IV - Hirai T. .Electroencephalographic Study on the Zen Meditation (zazen): EEG Changes during the Concentrated Relaxation. Psichiatrica et Neurologia Japanica 62 (1960): 76-105;

V - Kasamatsu A. Hirai T. Ando N. .EEG Responses to Click Stimulation in Zen Meditation. Proceedings of the Japanese EEG Society (1962a) :77-78;

VI - Kasamatsu A. Hirai T. Izawa H. .Medical and Physicological Studies on Zen. in Proceedings of the 26th Convention of J.P.A., 1962b;

VII - Kasamatsu A. Hirai T. .Science of zazen. Psychologya 6 (1963): 86-91;

VIII - Kasamatsu A. Hirai T. .An EEG Study on the Zen Meditation (Zazen). Folia Psichiatrica et Neurologia Japonica 20, no. 4 (1966):315-336;

IX - Kasamatsu A. Hirai T. .An EEG Study on the Zen Meditation(zazen). Psychologia 12, nos. 3-4 (1969a):205-225;

X - Kasamatsu A. Hirai T. .An Electroencephalographic Study of Zen Meditation. in Alterated States of Consciousness, ed. C. Tart. New York: John Wiley and Sons, 1969b;

XI - Kasamatsu A. Hirai T. .An Electroencephalographic Study of the Zen Meditation (zazen). Journal of American Institute of Hypnosis 14, no. 3 (1973):107-114;

XII - Hirai T. Psychophysiology of Zen Igaku Shoin, Tokyo, 1974;

XIII - Hirai T. Ikeda Y. Watanabe S. .Biofeedback and Electro dermal Self-regulation in Zen Meditation. Psychophysiology 14, no.1(1977):103;

XIV - Anand B.K. China G.S. Singh B. .Some Aspects of EEG Studies in Yogis. Electroencephalography and Clinical Neurophysiology 13(1961a):90-94;

XV - Bagchi B.K. Wenger M.A. .Electrophysiological Correlates of Some Yogi Exercise. Electroencephalography and Clinical Neurophysiology 7(1957):132-149


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